Due parole su Pontormo
May. 19th, 2010 | 11:25 am
Siamo a cavallo tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500.
Secolo cinto dalle ombre e dai riflessi dei “grandissimi” Michelangelo, Raffaello e Bramante.
Nomi importanti, che danno una “spinta” faziosa all’Arte, definendo il pieno “Rinascimento”.
Eppure, questi illustrissimi, si “limitano” - per così dire - a raggiungere una perfezione canonica.
Bramante esplora i campi prospettici e definisce al meglio un architettura già sperimentata da Brunelleschi; Michelangelo raggiunge la piena potenzialità della plasticità di Donatello; Raffaello arriva alla chiarificazione della grazia assoluta ideata da Botticelli, sviluppata da Perugino. Hanno come base l’operato di artisti quali il Ghirlandaio, Verocchio; ed hanno respirato – anche da lontano- le intuizioni geniali di Masaccio, Piero della Francesca e Mantegna.
Sono vissuti in un clima fermentato, da cui – forse - era impossibile non ricavare qualcosa; non “esplodere” toccando le vette di un percorso iniziato quasi un secolo prima.
Ma queste “esplosioni”hanno scoppi che sfiorano il *divino*. Qualcosa che, prima, non si era mai visto.
In molti iniziano a credere che non si possa fare di più. Che i “Maestri” rimarranno ora e per sempre i “grandi” di Roma. Esaltati da Sebastiano del Piombo, invidiati dal Perugino, consacrati da Giulio Romano, fedelissimo di Raffaello, che dopo la morte del suo Maestro da vita inconsciamente a quello che oggi chiamiamo Manierismo .
La regola di Raffaello e Michelangelo in pittura diviene l’unica e sola “Grande maniera” (Vasari).
Ognuno si adegua come può, c’è chi “copia”, chi si estranea e chi come Andrea del Sarto “mette insieme”.
Andrea (“eccellentissimo pittore fiorentino”, come lo definisce il Vasari) è abbastanza intelligente da fondere i principali caratteri delle pitture di Raffaello e Michelangelo allo “sfumato” di un altro grande un po’ attempato : Leonardo. Raggiungendo con la Madonna delle Arpie, la “perfezione della pittura”.
Andrea del Sarto, Madonna delle Arpie, 1517, olio su tavola, Firenze, Galleria degli Uffizi
Ed è proprio nella sua bottega che studia Jacopo Carrucci da Pontormo.
Jacopo , da buon allievo, fa <ogni opera d’imitarlo (Andrea)>, così <non passa molto che si vide aver fatto acquisto meraviglioso nel disegnare e nel colorire, in tanto che alla pratica pare che fusso stato molti anni all’arte.> (Vasari) .
Questa sua abilità gli permette nel 1517, di partecipare con il Maestro, il Bachiacca ed il Granacci, alle decorazioni della Camera Nunziale del Borgherini.
E da qui inizia a notarsi la “diversità” che albergherà nella sua arte. Narrazioni complesse, organizzate su diagonali che si intersecano. “Armonie di caos”.
Molti, intuiscono la potenzialità del giovanissimo pittore (secondo Vasari, Michelangelo stesso ne avrebbe tessuto le lodi), ma primo fra tutti è il suo maestro Andrea che inizia a soffocarne la produzione personale, sfrutta il suo talento, costringendolo –secondo alcuni- in bottega come aiuto.
Jacopo ha la possibilità di lavorare al fianco di artisti illustri del suo tempo, di imparare al meglio la “Grande maniera”; ma per lui, quello che per altri è innovazione, diviene solo arcaismo.
Certo, non stupiamoci più di tanto, infondo nel XIV secolo, il clima in Italia è questo. Molti artisti vengono additati da Vasari come “trasgressori della licenza”, pittori come Giulio Romano, Daniele da Volterra (soprannominato “il Braghettone” dopo aver “censurato” i nudi del Giudizio Universale di Michelangelo), Beccafumi, Perin del Vaga, Polidoro da Caravaggio…. esasperano la “maniera” propria di Michelangelo e Raffaello.
Si vedono Sale di Giganti, figure dilatate, colori vaghi, <varietà di tante bizzarrie> (Vasari)….
Ma tra questi artisti spicca il nome di un certo Giovanni Battista di Jacopo detto "Rosso Fiorentino" che, casualmente, studia nella bottega di Andrea del Sarto.
Per il Vasari, Rosso, dopo una prima produzione “retta”, conforme alla “Grande maniera”; impazzisce.
E allora sono capricci di colore, espressioni esagerate, corpi smagriti, linee spezzate, composizioni imprevedibili… In una parola? La – straordinaria- Deposizione di Volterra.
Rosso Fiorentino, Deposizione, 1521, olio su tavola, Volterra, Pinacoteca
Da tutto questo, Jacopo, non poteva che avere un "cattivo" esempio.
Diventando, così, il più "pazzo" fra i "pazzi".
Lontanissimo dal "naturale" leonardesco, prende le distante anche dal "naturale ideale" di Michelangelo. Dal così detto "classicismo".
Gli scorci prospettici sperimentano nuovi, folli, respiri. Le figure si allungano, i gesti si stilizzano.
I colori si inventano.
Perchè al Pontormo non interessa più il "reale".
E - magicamente - finisce col distaccarsi dai contenuti.
Nella Deposizione le figure sono sospese con il solo ausilio delle linee e della scala cromatica; non c'è paesaggio, non c'è spazio se non quello definito dalle figure stesse.
Tutto inizia e finisce con loro.
Pontormo, Deposizione, 1526-28, olio su tavola, Firenze, chiesa di S. Felicita
Il pathos non è delineato dalle espressioni, dai gesti; ma dall'inconsistenza. Dal dissolversi di tutta l'opera.
I soggetti si distinguono a stento, uomini mischiati ad angeli senz'ali, che si individuano - come per gioco - ai margini opposti della composizione.
Pontormo <come un musicista non descrive o rappresenta ma compone su un tema> (Argan).
Il problema, per lui, diviene esteriorizzare l'idea.
E ciò che conta, sopra ogni cosa, è il disegno. Un disegno che è <forma e antiforma>, <forma che, invece di costruirsi, si distrugge> (Argan).
La sua arte non rivela nient'altro che se stessa. Toccando vertici mai nemmeno accennati.
Pontormo è un artista tormentato dalla sua stessa genialità, dalla sua stessa vena creativa. Misogino, malato cronico – per scelta -, raccoglie i suoi deliri artistici nei Diari. In cui annota con meticolosità ogni cosa: dal cibo che mangia, ai dolori fisici che lo affliggono durante la giornata.
Diviene maestro e amico di un altro “folle”. Bronzino.
Un artista che si gongola nella sua “pazzia creativa”, impertinente e sfacciato. E per questo straordinario.
Fino al '900, le opere del Pontormo, saranno declassate a “creazioni della crisi”.
Poi, con il cubismo , dopo impressionismo e espressionismo; verrà riconosciuto come straordinario precursore della pittura moderna assieme a El Greco.
Anche Pasolini, nel suo – geniale- La ricotta, citerà le Deposizioni di Pontormo e Rosso, ricreandole con persone in carne e ossa, rendendole le vere protagoniste del film…
Lui, Pontormo, è immenso, troppo straordinario e complicato… un po’ come Michelangelo per intenderci.
E che pretese si possono avere di scrivere quello che passava per la mente a uno come Michelangelo?
Non siamo tutti degli esaltati come Irving Stone, grazie a Dio!
… Ma sto divagando.
Tornando alle cose intelligenti, a Roma – per chi fosse interessato -, si sta tenendo una bellissimissima mostra dal titolo Giuseppe negli arazzi di Pontormo e Bronzino al Quirinale.
Questo è il sito:
www.quirinale.it/qrnw/statico/artecultur
Andate a vederla se potete…^^
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(no subject)
Mar. 4th, 2010 | 08:41 pm
mood:
pensive
El Greco, "Pieta", 1571-76 circa.
Prendiamo questo quadro di El Greco. Che non è la “Deposizione del corpo del Conte di Orgaz” o il “Laocoonte”, ne da completo sfogo alla sua creatività eclettica.
Ma è comunque straordinario.
E questo, anche se non sai nulla di Arte, lo senti. Lo percepisci.
Perchè El Greco dipinge colori e magie. Magie lontane, magie in cui credevi da piccolo; magie di cui tu, per primo, non vuoi rompere l'incanto.
Il corpo del Cristo, immerso in quelle sfumature cerulee, ha i tratti del Manierismo, ma è distorto. Spezzato. Un Rosso Fiorentino mischiato a un Michelangelo.
Le figure sembrano quasi costrette nel dipinto. Incastrate, con una grazia che può essere solo onirica.
I colori, poi, parlano da soli, perdendosi in un' atmosfera rarefatta. Mentre la carezza della Madre si fa fredda e comossa, lontana e partecipe; allo stesso tempo.
E io, davanti a tutto questo, mi chiedo sempre cosa direbbe Michelangelo. Lui, che sulle Pietà ha chiuso il sipario della propria vita... Mi chiedo se il quadro di El Greco, nella sua bidimensionalità, potrebbe avere alcune delle sfumature visionarie che possiedono le ultime sculture di Michelangelo...